SINOSSI:

 

La storia di una donna che salvando la vita a quindici bambini africani ha cambiato il suo e il loro futuro, per sempre. Il racconto di una seconda vita, di una rinascita, di una goccia in un oceano. 

 

IL RACCONTO

 

Il documentario racconta il viaggio di una donna italiana, Giuseppina Maccari, che ha salvato quindici bambini africani a Mtangani in Kenya.

Giuseppina ha creato una casa famiglia dove vive con i bambini. 

Le storie di questi bambini sono legate alla disperazione e all'abbandono. Alcuni sono stati trovati in condizioni pietose, chi nella spazzatura, chi senza sangue nel corpo perchè si nutriva con sabbia e erba per la disperazione dovuta alla fame. Tre sorelle sono state trovate in strada, vivevano da mesi di accattonaggio, la più grande aveva sette anni e accudiva le due più piccole, rovistava nella spazzatura per trovare del cibo e dormivano per terra all'aperto, completamente sole e abbandonate. I loro nomi sono Stacy, Ophra e Barbara. Ora stanno bene, vanno a scuola e vivono sotto la protezione di Giuseppina, chiamata da tutti nel villaggio, "mama Giusy". 

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La prima ad essere stata salvata si chiama Sophia.

La sua storia è molto forte e lei ha dato il via all'opera di Giusy. Il loro legame è indissolubile e la vita di una si intreccia con quella dell'altra.

Sophia fu venduta dal padre ad un orfanotrofio che la usava solo per fare business attraverso le adozioni a distanza. I soldi che la direttrice riceveva non andavano alla bambina.

L'orfanotrofio era un luogo lercio e i bambini vivevano in celle sporche, senza igiene, abbandonati. Sophia è stata trovata con la febbre altissima per terra dentro la cella.

Salvata da Giuseppe un signore siciliano, che mentre passeggiava per l'orfanotrofio, sentì come dei versi di dolore.

Si fermò, i suoi piedi erano come di marmo non poteva camminare. Chiede al ragazzo che lo seguiva, se anche lui sentiva quei suoni, prontamente risponde che forse era un gatto. Ma Giuseppe non si fida ed entra nella cella dalla quale provenivano i gemiti di dolore. Trova Sophia, in uno stato febbrile coperta di stracci, senza neanche pensarci la prende in braccio e scappa dall'orfanotrofio rincorso dalla direttrice.

Sale su un tuk-tuk verso il primo ospedale. Dopo una settimana di coma Sophia si sveglia, è guarita.

 

Giuseppe è rimasto al suo capezzale per nove giorni. Sfortunatamente Giuseppe deve riportarla all'orfanotrofio. 

Quando Giusy arriva la prima volta in Kenya nel 2010 va a trovare Sophia perchè l'aveva adottata a distanza, la trova in uno stato pietoso e chiede alla direttrice perchè la bambina è in quelle condizioni dato che Giusy manda soldi per il suo sostentamento. La direttrice tergiversa e Giusy comincia a pensare che forse le cose dentro l'orfanotrofio vanno in modo diverso da quello che sembra. La direttrice racconta a Giusy che i genitori della piccola erano morti entrambi di AIDS, ma non è così, sono entrambi vivi e hanno altri figli.  

Giusy il 24 febbraio 2010 vince una vacanza in Brasile, ma poi viene dirottata dall'agenzia viaggi in Kenya. 

La vacanza di Giusy in Kenya dura ben poco, una volta arrivata vedendo tutta la disperazione, la fame, l'abbandono di tutti quei bambini, passa le giornate ad aiutare come può. Compra cibo e vestiti. I lussuosi villaggi, con le architetture esotiche, le palme le spiagge bianche, i cocktail fruttati e i ricchi buffet si specchiano nella terra, nella povertà assoluta e nell'indigenza di tutte le persone al di là della porta d'ingresso. Giusy non ce la fa, non può fare finta di niente, non riesce a stare in un finto eden quando fuori c'è tutta quella disperazione.

 

La storia di Giusy e l'Africa comincia da qui. Non vediamo l'ora di raccontarvela e farvi conoscere gli altri bellissimi bambini dell'incredibile famiglia di mama Giusy. 

La storia di una seconda vita per Giusy, ma anche per tutti i quindici bambini. Giusy ha rotto le catene di un karma che da troppe generazioni si ripeteva in uno stato esistenziale di povertà totale e morte. Le catene sono state tolte donando letteralmente una seconda vita a tutti loro, una vera e propria rinascita interiore e esteriore.

Mi viene in mente una scena dei "Miserabili"  quando Jean Valjean, disprezzato da tutti in quanto ex carcerato, inizialmente approfitta dell’ospitalità del vescovo e ruba alcune posate d’argento dalla casa dell’uomo. Quando due poliziotti lo trovano e riportano dal vescovo, questi, dall’alto del suo spirito caritatevole e cristiano, finge di essere stato lui stesso a dargli in dono gli oggetti di cui si era impadronito e, anzi, aggiunge al bottino due candelabri, che diventeranno un simbolo per tutta l’esistenza di Valjean. 

 

 

 

 

 

 

 

I BAMBINI

 

Ho il piacere di presentavi tutti i protagonisti della nostra incredibile storia. 

 

Stacy, Ophra, Barbara e Sophia già le avete conosciute.

Vi presento Gloria.  

Gloria è una bambina orfana di una dolcezza fuori dal comune. Frequenta la scuola e va a judo. Il suo sogno è fare la maestra. Gloria mi ha insegnato che nonostante tutto la sensibilità e la bellezza d'animo sono come fiori che possono essere sempre in fiore se curati con speranza e amore.

Jane è l'ultima di undici fratelli, il padre sfama tutta la famiglia con appena 20 Euro al mese. La povera piccola era stata quasi abbandonata per l'impossibilità di sostentare tutti e si nutriva di quello che poteva. Giusy l'ha trovata che aveva pochissimo sangue a causa della mal nutrizione. Dopo cure e trasfusioni ora sta bene. È curiosissima, ama ridere e quando ti guarda con quegli occhi profondi ti senti calamitato e nel scrutarli scopri l'esistenza di posti indefiniti nell'anima. Lei mi ha insegnato l'arte del sorriso e della curiosità. 

 Zubeda è una forza della natura, sveglia e con un sorriso contagioso. Ama cantare e ballare e trova sempre una scusa per fare un gioco nuovo coinvolgendoti. La sua storia è legata al dolore, ma fortunatamente oggi vive in questa bellissima casa famiglia ed è felice. Lei mi ha insegnato che un sorriso sincero può cambiare le cose completamente e che la spontaneità è il segreto per essere felici. 

Chinanna e Leila sono sorelle. Giusy mentre era sul mototaxi il guidatore le parla della sua situazione familiare e le racconta che la moglie è impazzita e ha problemi e lui da solo non riesce ad accudire le figlie.

Il giorno dopo si presenta davanti alla porta di Giusy con le due bambine, lei le prende a vivere con se. Oggi sono due splendide ragazze. Hanno una delicatezza e una sottigliezza d'animo disarmanti. Mi hanno insegnato la delicatezza e che le cose preziose vanno scoperte piano piano

Emily si sveglia tutti i giorni alle 4 di mattina per andare a scuola. Finisce ogni giorno alle 22 - 22:30 di sera, quando torna mangia e finisce i compiti. Emily è bravissima a scuola e da grande vuole fare la dottoressa pediatrica. Lei mi ha insegnato che la costanza è la pasta della quale sono fatti i sogni, più il sogno è grande più forte deve essere la costanza. Il suo animo è leggero e bello come il volo di una farfalla.

Halima si unisce alla famiglia il giorno dopo di Chinanna e Leila, viene portata dalla madre a Giusy. La bambina era piena di bruciature sulle gambine perchè il pannolino non veniva mai cambiato, quando Giusy la vede la prende subito con se e dopo le cure un buon bagno stava già meglio. Oggi Halima va a scuola e ama cantare e ballare. Lei mi ha insegnato che la vita non è nè giusta nè sbagliata conta solo il modo in cui ci si pone alle vicessitudini. 

Questa foto e il suo nome, Happy, rappresentano perfettamente la personalità di questa ragazza. Lei è sorella di Emily e Zubeda, amano ballare e stare insieme. E' brava a scuola e da grande vuole fare la maestra. Happy mi ha insegnato che l'amore per le sorelle e quindi per la famiglia è fondamentale nella vita 

Joseph è fratello si Sophia, ha deciso di seguire la sorella e stare con mama Giusy. Ragazzo volenteroso, bravo a scuola anche lui torna tutti i giorni alle 22, talentuoso a judo. Ama farsi i selfies, da lui ho imparato delle tecniche per i selfie eccezionali. Scherzi a parte mi ha insegnato che non serve guardarsi continuamente indietro nella vita perchè tanto si va in avanti. L'unica cosa che vale portarsi dietro nella vita sono i ricordi e la chitarra.

Ibrahim è un ballerino bravissimo, ogni giorno va a ballare, si può dire che la sua vita è una danza. Sempre sorridente e di buon umore. Mi ha insegnato che il rispetto va conquistato donando rispetto.

L'ultima arrivata è Isabel, una piccola creatura, abbandonata nella spazzatura

Giuseppina è una donna molto forte e instintiva, fa quello che le detta il cuore. La sua presentazione la lascio al documentario, per ora posso dirvi che la sua vita è un'avventura pazzesca e lei è un'eorina dei nostri giorni. Quello che ho imparato da lei è possibile racchiuderlo in questa frase di S. Agostino: AMA E FA CIÒ CHE VUOI.

"Dio sembrava un concetto per ricchi. La filosofia è un lusso che solo le civiltà di un certo tipo possono permettersi.” 

LA MISSION DEL PROGETTO: 

 

L'intento di questo documentario è quello di raccontare la storia di Giuseppina che può ispirare ed emozionare altre persone. È una storia che deve essere raccontata e condivisa. Vorremmo mandare il film a Film Festival Internazionali e proiettarlo nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni. 

Il progetto verrà proposto anche su Kick Starter l'intento è quello di trovare fondi per fare la post produzione in modo altamente professionale e anche per mandare il documentario a Film Festival. 

Il nostro intento è anche quello di trovare i fondi necessari per il progetto che Giusy ha in mente e nel cuore da molti anni... 

 

QUAL'È LA MISSIONE DI GIUSY: 

 

Giusy da molto tempo sa che una casa per tutti i bambini è troppo piccola, non c'è abbastanza spazio. Dover continuamente comprare il cibo diventa una spesa molto alta, non è facile sfamare 20 persone ogni mese. Il suo sogno è quello di comprare un appezzamento di terra, recintarlo e creare una fattoria autosostentata. 

I bambini nel tempo possibile che avranno a disposizione aiuteranno a coltivare ad allevare gli animali e a prendere il latte. I più grandi aiuteranno i più piccoli ad imparare e a rispettare le regole all'interno del complesso. Giusy vuole costruire delle casette da due persone l'una con bagno. Ci sarà una casa centrale con cucina, area comune e camere aggiuntive. Noi vogliamo aiutare Giusy a rendere realtà quello che per ora rimane un sogno nel cassetto, ma che ha anche già un nome "UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO" 

 

IL REGISTA:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppina l'ho conosciuta grazie a mia madre Flora che da anni fa corsi di autostima e consapevolezza dove si era iscritta Giusy a Villaffranca. Sono diventate amiche inseparabili e insieme organizzano eventi, cene per raccogliere fondi per la casa famiglia di Giusy. Flora ha pubblicato da poco il libro che racconta la storia dell'amica, dal titolo "Bouganville & Mango". Il libro è la biografia di Giusy arricchito da capitoli di rilfessioni dell'autrice. Una lettura piacevole e ricca di spunti per se stessi tanto che dopo averlo mi sono innamorato dell'idea di trasportarlo in un documentario. 

Il progetto è stato anche finanziato per una parte da privati e aziende, che ringrazio di cuore. La troupe è formata da due colleghi e amici formidabili che una volta sentito del progetto subito hanno aderito con entusiasmo.  Sono Michael Gasparini e Rebecca Morandi. 

La passione e l'amore che hanno messo per realizzare il documentario non possono avere parole per essere descritti, senza di loro non sarei mai riuscito a compiere questa produzione. Li ringrazio dal cuore. 

Scritta la sceneggiatura, presi i biglietti aerei siamo partiti. La troupe era formata da me, Michael, Rebecca e Flora e mio padre Dino. Una squadra perfetta. 

Ho viaggiato abbastanza nella mia vita, ho visto e vissuto in paesi molto diversi l'uno dall'altro e pensavo di conoscere il mondo e come funziona la vita. Ma non avevo ancora fatto i conti con l'Africa. Non si scherza con questo continente, ti prende e ti rovescia come un calzino,  la legge della sopravvivenza sia fisica che emotiva è senza paragoni. La ragione può ben poco, la nostra visione del mondo occidentale e le nostre certezze vengono spazzate via come un germoglio da un uragano. Quello che rimane è un crudo e nudo rapporto interiore con noi stessi nel quale è impossibile mentirsi, l'unica cosa da fare è lasciarsi andare e vivere questa esperienza che è di totale abbandono e solitudine. 

Il viaggio dall'areoporto ci ha lasciato a tutti senza parole, in macchina regnava un silenzio tombale. 

Non c'erano parole, gli occhi si muovevano all'impazzata ed erano spalancati e increduli. 

Dopo qualche tempo ci si abitua un pò. 

Arriviamo a casa di Giusy e veniamo accolti da tutti con amore e gioia. Mi sono reso subito conto che il progetto del documentario si era in realtà trasformato in un cammino di vita e di cambiamento per tutti, nessuno escluso. 

Una cosa che ho notato quasi subito è che la mia emotività o la mia capacità di provare emozioni a polmoni aperti era molto poca e raggrinzita. Questi ragazzi trasudavano gioia, calore e curiosità. Dopo neanche 48 ore non passavano minuti in cui non avevo una bambina sulle spalle, due in braccio e una attaccata alla gamba che rideva mentre cercavo ci trascinarmi in avanti. Abbracci e coccole erano all'ordine del giorno. I loro occhi e i loro sorrisi erano disarmanti, mi perdevo dentro, cercavo si scrutare qualcosa di profondo, sentivo il legame stretto alla vita e anche il senso stesso della vita. 

I nostri corpi bianchi stonavano con tutto, i nostri sentimenti erano come i corpi. Con il tempo il sole e il calore umano ci hanno cambiati. 

Le giornate erano serrate, sveglia molto presto e si partiva tutto il giorno per fare le riprese. Abbiamo seguito Giusy e i bambini ovunque andassero, sempre con le telecamere in mano. 

Inizialmente ero un pò preoccupato perchè non sapevo come avrebbero reagito i bambini a tutte queste telecamere invasive nella loro quotidianità. La risposta ci ha lasciato tutti senza parole, dopo qualche tempo erano loro a  chiederci di essere ripresi, volevano mostrarci i loro canti, i loro balli e i loro giochi. 

Abbiamo vissuto a stretto contatto per 2 settimane e questo mi ha permesso di conoscere bene ognuno di loro e innamorarmene perdutamente, come è successo a Giusy. 

I momenti difficili sono state le interviste singole a ognuno di loro, esporre le proprie sofferenze richiede un grande sforzo, ma loro sono stati forti, si sono raccontati. 

Trattenere le lacrime era difficile. 

Le giornate scorrevano velocemente, dopo pochi giorni si aveva la sensazione di essere lì da sempre, il mondo in Italia sembrava un lontano ricordo. 

Il caldo e la polvere erano molto intensi. Siamo ad altezza equatoriale e il sole non perdona. 

Ogni giorno eravamo spettatori di scene scioccanti che sono all'ordine del giorno in Africa, bambini che trasportano barilotti di acqua presa ai pozzi lontani km dalla capanna, persone denutrite, bambini sporchi e soli, animali magri oltre ogni immaginazione che cercano cibo nella spazzatura mentre brucia. 

Una scena che mi è rimasta in testa e che purtroppo non sono riuscito a girare è quella di una discarica a Mombasa. Si trova all'ingresso della città e si affaccia sull'acqua, una montagna di rifiuti che brucia, sopra persone e animali che camminano cercando cibo e uccelli che volteggiano a stormo sopra. Il sole buca le nuvole e crea un effetto particolare insieme al fumo della plastica bruciata. Di fianco a questo scenario c'è un cartellone raffigurante un tramonto con palma e in centro la scritta: Welcome to Mombasa. 

"I nostri corpi bianchi stonavano con tutto, i nostri sentimenti erano come i corpi. Con il tempo il sole e il calore umano ci hanno

cambiati"